Il nostro stile

Non è facile raccontare lo stile con cui ci piace lavorare, le parole che seguono lo descivono abbastanza bene. A voi stabilire se ci riusciamo!

 

Essere contemporanei, parlare di concetti contemporanei non è un fatto che appartiene necessariamente all’oggi, ma al momento in cui viene vissuto. Così nel 1914 Pèguy espresse una semplice definizione di quello che è e dovrebbe essere il vero significato del lavoro. Ed è qualcosa di straordinariamente contemporaneo.

Charles Pèguy – L’argent – 1914

“Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario. Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura. Una tradizione venuta, risalita dal profondo della razza, una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio delle cattedrali.

E sono solo io – io ormai così imbastardito – a farla adesso tanto lunga. Per loro, in loro non c’era allora neppure l’ombra di una riflessione. Il lavoro stava là. Si lavorava bene. Non si trattava di essere visti o di non essere visti. Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto”.

Charles Pèguy – L’argent – 1914